DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO

veduta installazione, Raccolta Lercaro, Bologna, ph. Susanna Pozzoli / installation view

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2023, incisione su carta Saunders, 66×52 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

LE RADICI, 2022, olio e vinilico su tela, 90×120 cm, ph. Giulia De Marinis / oil and vinyl colour on canvas

ALLORA DISSE, 2022, olio e vinilico su tela, 90×120 cm, ph. Giulia De Marinis / oil and vinyl colour on canvas

IL VENTO, 2024, tempera su carta, 56×46 cm / gouache on paper

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2024, tempera su carta, 56×46 cm / gouache on paper

I RAMI CHE CRESCONO, 2023, olio su tela, 95×90 cm, ph. Giulia De Marinis / oil on canvas

DA QUESTE MACERIE DI PIETRA, 2023, olio su tela, 95×90 cm, ph. Giulia De Marinis / mixed media on canvas

FIORISCONO LE RADICI, 2022, olio e idropittura su tela, 70×60 cm, ph. Giulia De Marinis / oil and wall painting on canvas

I RAMI CHE CRESCONO, 2022, olio e idropittura su tela, 70×60 cm, ph. Giulia De Marinis / oil and wall painting on canvas

QUALI SONO, 2024, tecnica mista su tela, 80×85 cm, ph. Giulia De Marinis / mixed media on canvas

I RAMI CHE CRESCONO, 2024, tecnica mista su tela, 60×85 cm, ph. Giulia De Marinis / mixed media on canvas

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO, 2024, tecnica mista su tela, 85×145 cm, ph. Giulia De Marinis / mixed media on canvas

FIORISCONO LE RADICI, 2023, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO LE RADICI, 2023, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO LE RADICI, 2023, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO LE RADICI, 2024, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO LE RADICI, 2025, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO LE RADICI, 2025, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO LE RADICI, 2025, incisione su carta Somerset 300 g, 76×56 cm, ph. Giulia De Marinis / monoprint on Saunders paper

FIORISCONO, 2023, olio e soft pastel su tela, 70×60 cm, ph. Giulia De Marinis / oil and soft pastel on canvas

IN CHE MESE FIORISCONO LE RADICI, 2022, tecnica mista su tela, 130×170 cm, ph. Giulia De Marinis / mixed media on canvas

DALLA PARTE IN CUI TIRA IL VENTO di Chiara Gatti

«Che anno è quest’anno? in che mese fioriscono le radici? che giorno è? che ore sono?». Con queste domande comincia e termina il testo che Roberto Sanesi trascrisse in occasione della presentazione dell’opera di Alik Cavaliere I processi alla Biennale di Venezia del 1972. Un testo ispirato alle Storie inglesi di William Shakespeare, raccolta di novelle brevi, meno note al grande pubblico, sospese in bilico fra cronaca, ironia e mistero.
Non sono tuttavia i temi eterni del drammaturgo inglese, né la rilettura mirata che ne fece Sanesi, a riecheggiare nell’ultimo ciclo di tele e incisioni di Patrizia Novello, voce sofisticata e poetica del contemporaneo italiano. Patrizia Novello, che riflette da anni sul valore estetico della parola, sulla parola come atto pittorico e sul verso colto ed estratto da un contesto come alibi per una composizione eufonica, sceglie i passaggi di quello storico brano per farne un motivo visivo puramente astratto, un in nesto letterario per i colori delle sue stagioni che tracciano nel vuoto traiettorie ondivaghe, germinazioni spontanee e linee di caduta.
Come avvenuto spesso nel corso della sua ricerca passata – nella serie Di filo appeso del 2009, o La neve si sporca di terra del 2010, oppure nel ciclo più recente di Inatteso del 2017, dove Novello ha attinto a pagine di manuali di biologia, saggi filosofici o frammenti di pensieri lirici autografi – anche ora il rapporto fra testo e immagine è frutto di un equilibrio perfetto fra le parti, fra i pesi e le forme di una vera costruzione sinestetica. Gli umori della pittura che sparge petali e spettina le fronde sono esaltati infatti dalla contaminazione sensoriale con il suono delle parole che gli occhi leggono a mente, carpendo le ipotesi di un racconto sommerso. Evocata, suggerita, reificata nella materia e nella luce diffusa sulla superficie algida del quadro, la narrazione è aperta agli impulsi che la psiche rielabora davanti agli indizi orchestrati nello spazio. Così i versi qualificano i colori. E i colori inghiottono i versi quando le velature ne dissolvono le lettere e l’inchiostro, lasciando affiorare solo sinopie di discorsi interrotti.
Fra persistenze e mancanze, corpi effimeri ed epifanie, Patrizia Novello raccoglie e cuce temi e linguaggi che hanno attraversato l’arte del secolo scorso; dalla rarefazione della pittura in zone di sensibilità immateriale, parafrasando Yves Klein («La sensibilità può leggere nella memoria della natura» diceva il grande artista francese), fino al gesto pittorico radicale della “cancellatura”, così come è stata teorizzata da Emilio Isgrò, ovvero quale disposizione poetica di evidenziare, cancellando l’eccesso, il valore assoluto del sopravvivente. «Dalla parte in cui tira il vento» e «fioriscono le radici», passaggi distillati dal brano di Sanesi, sono il sopravvivente essenziale, l’infinito in un verso (Klein avrebbe detto «in una nota»...) e, insieme, la porta per altri mondi di cui Patrizia Novello semina tracce nell’erba e nell’aria.
Non stupisce che, in questo processo di sintesi fra livelli visivi, testuali e sonori (nel senso di musicalità delle parole scelte), l’autrice sperimenti anche la scomposizione, separando colore e gesto dai versi e dalle loro impronte. Da un lato, complice la serialità dell’incisione – ottenuta da una matrice cartacea abrasa e graffiata da misurati interventi di scavo – il vento fa il suo giro in una sequenza di tonalità calde, nel moltiplicarsi e sovrapporsi delle impressioni, nel climax delle sfumature ascendenti. Dall’altro lato, la parola stessa, orfana di colore, è ripetuta ossessivamente nel gioco stratificato delle battute, che diventano a loro volta impressioni e, al medesimo tempo, “cancellature”, cui sopravvivono sempre i pochi vocaboli necessari e densi di Sanesi, attivatori di significati ora sepolti.
La costante, fra pittura e incisione, colore e parola, resta la sedimentazione. Fisica della materia. Psichica del ricordo. È la sedimentazione della memoria in forme, siano esse toni spazzolati dal vento o frasi superstiti di una dissertazione critica. Ogni immagine diventa allora un paesaggio mentale, un luogo definito dalle presenze che lo abitano e, soprattutto, che lo costruiscono.
Come nel caso della grande tela Da queste macerie di pietra, dove la mineralizzazione delle parole, la loro fragile consistenza, il loro fondersi vicendevole in grumi plumbei, il loro parcellizzarsi in polvere, produce una montagna friabile di rovine poetiche. Dall’entropia della materia parola germina (o, meglio, “fiorisce”) quel paesaggio che ostinatamente resiste al dramma dell’erosione e della perdita, opponendo ad esse la tenacia di un verso o di una radice aggrappata al suolo.
Nella serie delle tre stampe Fioriscono le radici, dove la lastra di carta spessa è incisa con le unghie e col bisturi, una matassa di nuvole galleggia nei colori del sole e della terra, mentre stende un racemo verso un piano ideale risolto in un segmento. Pieno e vuoto, assenza e presenza si bilanciano nello spazio di un altro paesaggio minimo, orizzonte liminale fra visibile e invisibile, fra la sostanza della natura e il suo continuo rigenerarsi nella poesia che la sublima.

 

 

FROM WHERE THE WIND BLOWS by Chiara Gatti

«What year is it? In which month do the roots bloom? What day is it? What time is it?».These are the questions that begin and end the text that Roberto Sanesi transcribed on the occasion of the presentation of Alik Cavaliere’s work I processi at the Venice Biennale in 1972. A text inspired by William Shakespeare’s English Stories, a collection of less known short stories ranging between chronicle, irony and mystery.
However, it is not the eternal themes of the English playwrite, nor the targeted rereading that Sanesi made of them that resonate in the latest series of canvases and engravings by Patrizia Novello, a sophisticated and poetic voice of contemporary Italian art. Patrizia Novello – who has been working and reflecting for years on the aesthetic value of the word as a pictorial act, and on the verse extracted from a context as an alibi for a euphonious composition – selects passages from that historical piece of text to make them into a purely abstract visual motif, a literary graft for the colours of her seasons which trace undulating trajectories, spontaneous germinations and lines of fall in the void.
As often happened in the course of her former research – in the 2009 series Di filo appeso, or the 2010’s La neve si sporca di terra, or in the more recent cycle of Inatteso (2017), where Novello drew from biology manuals, philosophical essays, or fragments of lyrical autograph thoughts – also now the relationship between text and image is the outcome of a perfect balance between parts, between the weights and shapes of a true synesthetic construction. The moods of the painting that scatters petals and moves the foliage are indeed exalted by the sensory contamination with the sound of the words that the eyes read silently, grasping the hypoteses of a submerged narrative. Evoked, suggested, reified in the matter and the diffused light on the algid surface of the painting, the narrative is open to the impulses processed by the psyche from the clues orchestrated in the space. Thus the verses qualify the colours. And the colours devour the verses where the coatings dissolve letters and ink, leaving only synopia of interrupted speeches to emerge.
Amidst persistences and absences, ephemeral bodied and epiphanies, Patrizia Novello gathers and stitches together themes and languages that have characterised last century’s art; from the rarefaction of painting in zone di sensibilità immateriale (“zone of immaterial sensitivity”), paraphrasing Yves Klein (“Sensitivity can read in the memory of nature,” said the great French artist), to the radical pictorial gesture of “erasure” as theorised by Emilio Isgrò, that is, the poetic disposition to highlight, by erasing the excess, the absolute value of what remains. «From where the wind blows» and «the roots bloom» distilled passages from Sanesi’s piece, are the essential survivor, the infinite in a vers (Klein would have said «in a note»…), and, at the same time, the gateway to other worlds of which Patrizia Novello leaves traces in the grass and in the air.
It is not surprising that, in this process of synthesis between visual, textual, and auditory levels (as in the musicality of the chosen words), the author also experiments with deconstruction, separating colour and gesture from the verses and their imprints. On one hand, aided by the seriality of the engraving – achieved from a paper matrix abraded and scratched by measured excavation interventions – the wind circuits in a sequence of warms tones, in the multiplying and overlapping of impressions, in the climax of ascending nuances. On the other hand, the word itself, deprived of colour, is obsessively repeated in a layered game of lines, which then become impressions and, at the same time, “erasures”, leaving only few necessary and dense words of Sanesi to survive, as activators of meanings now buried.
Sedimentation turns out to be the only constant between painting and engraving, colour and word. Physics of matter. Psycology of memory. This is the sedimentation of memory into forms, whether they are wind-brushed tones or surviving phrases from a critical dissertation. Each image thus becomes a mental landscape, a place defined by the presences that inhabit it and, above all, create it.
As in the case of the large canvas Da queste macerie di pietra (From these stone ruins) where the mineralisation of words, their fragile consistency, their mutual melting into leaden lumps, their breaking down into dust, produces a friable mountain of poetic ruins. That landscape – which stubbornly resists the drama of erosion and loss, countering them with the tenacity of a verse or a root clinging to the soil – germinates (or, more aptly, “blooms”) from the entropy of matter-word.
In the series of three prints Fioriscono le radici (The roots bloom), where the thick paper plate is engraved by nails and scalpel, a tangle of clouds floats in the colours of the earth, extending a raceme towards an ideal plane resolved into a segment. Fullness and emptiness, absence and presence are balanced in the space of another minimal landscape, a liminal horizon between visible and invisible, the substance of nature and its continous regeneration in the poetry that sublimates it.